Gesù per le strade

CREMONA Le comunità cremonesi hanno ricevuto la Lettera post sinodale del Vescovo Antonio. Si tratta di un atto al tempo stesso ultimo e penultimo: ultimo rispetto ad un percorso, quello del Sinodo dei giovani della Diocesi di Cremona, che ufficialmente si chiude; penultimo per la natura stessa delle sue indicazioni che spingono a “continuare” la logica del Sinodo nelle esperienze che strutturano la Pastorale giovanile e la vita dell’intera Chiesa diocesana. Per questo la Lettera è indirizzata non ai giovani del Sinodo né tantomeno a chi dirige gli Oratori, ma a tutti! Quello che serve è la disponibilità a rileggere e lasciarsi provocare, senza dimenticare le istanze da cui proveniva il Sinodo: ascoltare i giovani e imparare di più ad ascoltarsi, interrogare la Parola e non smettere di verificarsi sulla fedeltà al Vangelo, oggi. Questioni grandissime, inesauribili.
La Lettera ci interpellerà per molto tempo e non solo perché non è proprio un biglietto da visita! Perché tutti teniamo alla vocazione educativa degli Oratori e delle Comunità, nonostante le fatiche e i timori.
Riceviamo e leggiamo questa Lettera mentre alcuni Oratori sono in rifacimento e mai si interrompe il lavorio, silenzioso, ma reale degli aggiustamenti (anche strutturali) che esprimono la passione per posti belli, relazioni accoglienti, desideri di bene. Riceviamo e leggiamo questa Lettera mentre le zone ripartono con un fermento nuovo, quasi cercando la scia del Sinodo e onorando discorsi fatti da tanto tempo, al di qua dell’efficacia numerica, ma per onorare un’altra efficacia, di natura più ecclesiale. Riceviamo e leggiamo questa Lettera proprio mentre tutti ritorniamo all’origine, alla contemplazione della Parola fatta carne che poi è anche luce, forza, perdono e vita nuova, ma che è sempre tutto questo senza mai spogliarsi della sua condizione: perché il “farsi uomo” non è una farsa né ideologica né religiosa. Mai come in questi giorni, a valle di un Sinodo diocesano dei giovani e di uno universale su tematiche sostanzialmente simili, è bello dirsi buon lavoro: che sia un lavoro più sereno e meno imbronciato, realistico e libero, magari capace di “meno oratori” e di “più oratorio”, magari capace di “strade vissute insieme”. Come accaduto la scorsa estate, nell’esperienza “Verso Francesco”.