Cregrest 2009 / Nasinsù

Il tema 2009
Guarda il cielo e conta le stelle, (se riesci a contarle).

È il sottotitolo del Cregrest 2009, che segna la direzione, non solo da dare al nostro sguardo, ma anche ai cuori e al pensiero lieve di una calda estate. Un sottotitolo che ci è suggerito dal libro della Genesi, ma che è anche un gesto spontaneo quando ci ritroviamo all’aperto di notte e la volta celeste, ormai quasi nera, fa volgere gli occhi al cielo. Quella che segue è una riflessione intorno al tema che non vuole avere nulla di sistematico, se non la passione per i nostri ragazzi: per gli adolescenti che si impegnano a fare gli animatori e per i bambini e i preadolescenti che vengono tutti i giorni a riempire di suoni, colori, odori, a riempire di vita i nostri oratori.

Cosa sono le stelle?
Lasciamo inizialmente sullo sfondo il testo biblico con la vicenda di Abramo e facciamo gli uomini moderni. Cosa sono le stelle? Sono sfere infuocate, continue esplosioni di elementi, indomiti vulcani a tutto tondo che ci collocano nello spazio e ci comunicano con i loro raggi. Segnali lontani che giungono da un altrove non solo spaziale, ma anche temporale e che ci danno coordinate astronomiche. Ancora: secondo la teoria del Big Bang abbiamo, materialmente, tutti la stessa origine: siamo anche noi della stessa materia delle stelle, siamo polvere di stelle. Le conoscenze scientifiche dilatano lo sguardo, ma, se ascoltate bene, ampliano anche la poesia, anzi, ci fanno scoprire che i poeti c’erano già arrivati da tempo a certi misteri dell’universo, per un’altra via: quella del cuore e della contemplazione.

Un cielo sproporzionato
Allora anche nel 2009 è possibile guardare il cielo (malgrado l’inquinamento luminoso delle nostre città!) e contare le stelle e scoprirle infinite e noi piccoli e finiti di fronte a tanta abbondanza. Le stelle sopra di noi, così tante e così lontane, non ci schiacciano nella nostra pochezza: siamo piccoli, ma siamo i soli a poterle guardare (per quanto ne sappiamo). L’uomo così piccolo, eppure così capace di percepire e immaginare l’infinito: che meraviglia! Guardare lontano, molto lontano, ci fa giungere fino alle stelle e ci fa tornare a noi con uno sguardo diverso, con una consapevolezza cambiata: guardare lontano ci educa a un’umiltà equilibrata, in bilico tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo che ci abitano. Davide, il cantore, così intona: “Se guardo la luna, il cielo e le stelle…” Per guardare le stelle ci vuole un po’ di buio, un po’ di coraggio e molta pazienza. Alcune si vedono subito, altre hanno bisogno che il nostro occhio si abitui a scrutare la notte che non è solo nera. Guardare il cielo è una continua scoperta perché il cielo cambia sopra di noi: si muove, mentre noi ci muoviamo.